Capsule di caffè: va tutto bene?

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Negli ultimi anni, nelle nostre case, le macchinette da caffè hanno sostituito sempre più le tradizionali moka ed i loro annessi barattoli di caffè macinato. Oggi, infatti, grazie all’uso di capsule specifiche, è praticamente possibile preparare, stando in cucina, una tazzina al livello di quelle che si bevono solitamente nei bar.

Il primo Gruppo a lanciare il sistema del caffè in capsule già proporzionate è stato, come è noto, la Nestlé (con Nespresso), cui, visto il successo dell’iniziativa, hanno fatto seguito anche le maggiori aziende italiane del settore.

In ogni dose sono contenuti dai 5 ai 7 grammi di caffè. Le capsule sono in alluminio o in plastica, il che le rende di difficile smaltimento, tanto che alcuni marchi promuovono punti di raccolta per quelle usate.

E’, inoltre, scientificamente in discussione anche l’eventuale nocività che potrebbe derivare da agenti chimici presenti nella plastica e nell’alluminio: si tratta degli ftalati che verrebbero rilasciati a contatto con l’acqua calda. Naturalmente i produttori negano che possano sussistere rischi per la salute umana: Nespresso, ad esempio, afferma di aver introdotto nelle sue capsule una speciale membrana che impedisce il contatto tra il caffè e la plastica.