Due parole sul salmone

169

In teoria è un alimento assolutamente da consigliare: ricchissimo di omega 3, il salmone può risultare molto utile al buon funzionamento del nostro sistema cardio circolatorio. La realtà delle cose ci dice, invece, di stare ben attenti prima di consumarlo: se si escludono, infatti, le carni certificate di salmone selvaggio, di regola il prodotto che compare sulle tavole europee proviene (circa 700.000 tonnellate) da allevamenti intensivi norvegesi. Pensate che nella sola zona di Bergen ne esistono più di mille!

Si tratta di vasche nelle quali i pesci hanno pochissimo spazio a disposizione: una situazione, quindi, ben lontana dall’immagine classica del salmone che risale la corrente di un fiume.

Per nutrire i salmoni vengono spesso usate sostanze tossiche mescolate al mangime: secondo un’organizzazione ecologista norvegese, gli addetti alla nutrizione si servono addirittura di apposite maschere quando versano il cibo nelle vasche. Ad esempio, vengono introdotti il potenzialmente cancerogeno DIFLUBENZURON per combattere i pidocchi di mare, oppure l’ENDOSULFANO e l’ETOSSICHINA: pesticida il primo e antiossidante la seconda che l’Unione Europea ha già proibito nelle coltivazioni della frutta.

Attenzione anche alle truffe commerciali: secondo il sito web Natural News, circa il 95% del cosiddetto salmone dell’Atlantico sarebbe, in realtà, proveniente da allevamenti intensivi dove, mediante coloranti inseriti nei mangimi, il pesce verrebbe cresciuto con una colorazione artificiale atta a renderlo più simile al salmone selvaggio.

Ecco perché, ad esempio, il salmone da allevamento è una carne che va del tutto evitata dalle donne in stato di gravidanza, dato che le tossine in essa contenute potrebbero rivelarsi nocive allo sviluppo del cervello del bambino.

Pertanto, il salmone si presenta oggi come uno degli alimenti maggiormente contaminati: il suo consumo, quindi, per essere sicuro e salutare, non va purtroppo minimamente d’accordo con la convenienza economica.