L’acqua: in bottiglia o da rubinetto?

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Mentre un’indagine condotta in nove distinti Paesi pone in dubbio la salubrità dell’acqua imbottigliata, un altro studio, effettuato in Italia nel 2017, segnala un nostro significativo ritorno verso il consumo di acque non industriali.

Vediamo di dare qui, insieme, una rapida lettura ai risultati di entrambe le ricerche.

Proprio in vista della celebrazione della Giornata Mondiale dell’Acqua (22 marzo), un’analisi commissionata da un’organizzazione no profit, la Orb Media, rivela di aver riscontrato la presenza di microplastiche nelle bottiglie di undici importanti marchi presi in considerazione. Infatti, su 259 bottiglie esaminate, solamente 17 si sono rivelate assolutamente pure: in tutte le altre c’è una concentrazione media di particelle di 314,6 al litro, ma che, in certi casi, arriva a superare le diecimila unità al litro.

I nove Paesi in cui sono stati effettuati i controlli sono gli USA, il Messico, il Brasile, il Libano, il Kenya, l’India, la Cina, la Tailandia e l’Indonesia.

I marchi presi in considerazione sono stati: Epura e Aquafina (PEPSI CO), S. Pellegrino e Nestlè Pure Life (Nestlé), Desani (Coca Cola), Minalbia (Edson Queiroz), Evian e Aqua (Danone), Gerolsteiner, Bisleri (Bisleri International) e Wahaha (Hangzhou Group).

Un campione di Nestlé Pure Life aveva un concentrato di 10.340 particelle, mentre la quantità meno rilevante si è riscontrata in una bottiglia di S. Pellegrino (74).

I marchi oggetto dell’inchiesta sono stati contattati da Orb Media, ma solamente due di essi hanno riconosciuto possibile la presenza di microplastiche nelle loro confezioni: anche se va precisato che non si è ancora scientificamente certi del fatto che ingerire piccole dosi di microplastiche possa nuocere alla salute umana.

Venendo, invece, più propriamente alle questioni di casa nostra, sembra che il consumatore italiano, anche senza aver letto i risultati di cui sopra, abbia impresso, nel corso del 2017, una decisa svolta a favore dell’acqua che gli viene fornita dal rubinetto di casa. In base, infatti, ai dati distribuiti, in questi giorni, da Open Mind Research, quasi il 74% degli Italiani, nei dodici mesi appena trascorsi, si è orientato verso la cosiddetta acqua del sindaco, facendone salire di ben 10 punti la percentuale di consumo, rispetto a quella di soli quattro anni fa.

Si segnala, inoltre, anche un notevole incremento nel numero di chioschi dell’acqua, che nel 2010 erano 200 in tutto il territorio nazionale ed oggi sono diventati 2021. Cosa sono i chioschi e come funzionano? In breve, si tratta di impianti di vendita in cui chiunque può acquistare acqua naturale, gassata, refrigerata o a temperatura ambiente, a prezzi che oscillano da 0,03 a 0,08 euro al litro.

Per capire quali siano stati gli elementi in grado di determinare un così significativo cambiamento nel consumo interno dell’acqua, bisogna considerare, essenzialmente, due fattori: il primo è dato dalla crescente fiducia che il cittadino medio ormai nutre nell’efficienza dei controlli di qualità che si effettuano sull’acqua pubblica. Il secondo va, invece, ricercato nella diminuita capacità di spesa di molte famiglie italiane, le quali, per esigenze di risparmio, hanno finito per adeguare le loro abitudini alimentari, cercando di renderle più compatibili con le ragioni della convenienza economica.