La sana alimentazione degli antichi

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Molte indicazioni della dietetica contemporanea ci rimandano all’alimentazione degli antichi

Era una dieta più semplice, essenzialmente vegetariana, priva di lavorazioni e manipolazioni industriali e, con le dovute differenze, può assomigliare ad una dieta prescritta oggi dallo specialista.

Quando si parla di alimentazione degli antichi (e in particolar modo dei Romani), è facile essere tratti in inganno dai ricordi scolastici o cinematografici che potremmo avere della Cena di Trimalcione, tratta dal Satirycon di Petronio.

In realtà, il pantagruelico banchettare che caratterizzava le abitudini di alcune classi economicamente più elevate, ben poco aveva a che vedere col mangiare quotidiano della maggior parte della gente.

La dieta romana era essenzialmente una dieta vegetariana

La carne ed il pesce erano alimenti riservati ad occasioni particolari.I cibi che più finivano sui tavoli dei cittadini romani erano:

1)pane

2)olive

3)formaggio

4)verdure

5)frutta secca

Gli antichi tendevano a mangiare tre pasti al giorno

(di cui uno solo importante) inseriti in un arco di tempo piuttosto ristretto: tanto per capirci, la loro cena avveniva quando le stanze erano ancora illuminate dalla luce del giorno. Probabilmente una buona usanza, poiché cenare fino a che c’è il sole può contribuire a digestioni leggere e, conseguentemente, a sonni più sereni durante la notte.

Comunque, al di là del fatto che i Romani erano essenzialmente vegetariani, quali erano i prodotti da loro più apprezzati e, soprattutto, in che cosa potevano eventualmente differenziarsi da quelli che compaiono oggi sulle nostre tavole?

Si trattava di un’alimentazione quasi certamente più sana rispetto all’odierna

tutti gli ingredienti vegetali non avevano ancora conosciuto  le numerose  trasformazioni sperimentali che, da allora ad oggi, hanno poi subito nel tempo.

Ad esempio, il frumento che noi utilizziamo per i nostri piatti non è lo stesso di cui si servivano gli antichi, avendo subito modifiche genetiche che ne hanno dimezzato l’altezza (da 150 cm a 70/80 cm) e che lo hanno  reso sì immune da certe malattie delle piante, ma che forse sono state anche la causa dell’aumento dei casi di allergia al glutine e di celiachia.

Oltre al grano, un altro prodotto irrinunciabile nella dieta romana era il cavolo, sempre così efficace nel contrastare l’azione dei radicali liberi e nel favorire un’azione detox, grazie al suo alto contenuto di sali minerali, fibre e vitamina C.

I Romani, abitualmente, iniziavano i loro pasti con un’insalata di cavolo crudo, del quale avevano già individuato i numerosi effetti benefici.

Molto diffuso era anche l’uso delle spezie:

oggi noi conosciamo molto bene le varie proprietà salutari e nutritive di tante spezie…disponiamo di laboratori attrezzati per svolgere qualsiasi tipo di analisi…gli antichi, più pragmaticamente e per esperienze dirette, erano evidentemente arrivati a capirlo lo stesso (anche se Galeno  129 – 210, famoso medico del periodo di Marco Aurelio, aveva condotto importanti studi scientifici sulle ripercussioni dovute a certi cibi sul corpo umano).

Rosmarino, alloro, origano, aglio, basilico, salvia, chiodi di garofano, zafferano, cannella, cumino e noce moscata erano molto più presenti nei cibi del passato di quanto lo siano oggigiorno.

Le carni, invece, come si accennava prima, erano una costante nelle feste dei ricchi, ma, seppure non in misura prevalente, figuravano anche tra i componenti dell’alimentazione militare.

Un soldato romano ingeriva tra le 5.000 e le 6.000 calorie al giorno (a seconda delle mansioni che aveva): il pasto base era costituito dal pane accompagnato da una zuppa di cereali, olive, cipolle, fichi , olio e  vino.

Anche i legumi secchi erano assai utilizzati, per il loro scarso peso ed ingombro permettevano ai militari di portare con sé una notevole quantità di cibo. La carne si aggiungeva nella misura di tre etti al giorno per chi era destinato alle fatiche ed ai rischi maggiori.