Olio EVO italiano: tra consumi attuali e prospettive future

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La qualità del nostro olio EVO (extra vergine d’oliva) è eccelsa, l’immagine al top in tutto il mondo, ma la produzione non basta neanche a soddisfare le esigenze delle nostre tavole

Questa volta non parleremo dell’olio evo per esaltarne le qualità benefiche e gustose, ma per cercare, invece, di fare un po’ il punto su quella che è la sua attuale situazione produttiva.

Sebbene si possa dire che non passi giorno senza che ci capiti di leggere articoli o di seguire servizi televisivi che ci raccomandano  di non far mai mancare l’olio EVO dalla nostra dieta, dobbiamo constatare – sia detto  con un certo stupore – che il suo consumo medio pro capite tra gli Italiani è sceso negli ultimi anni del 30%, vale a dire da 12 chili a 8 chili circa .

I motivi che possono aver determinato il percorso di questo trend negativo sono, a nostro avviso, da attribuire a :

1) la riduzione in generale dell’uso dei condimenti per cercare di mantenere la linea

2) la concorrenza di altri tipi di olio meno costosi (girasole, arachidi ecc.)

3) l’azione nociva della xilella, il batterio che sta distruggendo vaste aree di uliveti

4) la storicamente insufficiente produzione nazionale.

La produzione industriale di olio evo italiano:

il consumo complessivo di olio extravergine nel nostro Paese varia tra le 500.000 e le 600.000 tonnellate annue, ma poiché la produzione nazionale è – quando va bene – di 350.000 t. è evidente che, senza l’importazione anche da altri Stati mediterranei, gli Italiani non avrebbero un’adeguata disponibilità di olio né per se stessi, né per l’imbottigliamento di quel prodotto che poi viene, comunque, venduto all’estero fregiandosi dell’etichetta del “made in Italy”.

Talvolta l’olio evo che esportiamo è il risultato di una lavorazione di materie prime di provenienza estera.

Comincia così a delinearsi una situazione di mercato che vede i nostri oli DOP o IGP andare destinati in prevalenza  ad una fascia molto ristretta di consumatori in grado di pagare prezzi solitamente piuttosto elevati (anche se, per la verità, ci sono anche strane realtà, come quella dell’EVO calabrese, che talvolta rimane invenduto nonostante venga mediamente offerto a soli quattro euro al chilo…).

Alti standard anche per oli evo di provenienza UE:

Vogliamo però  rassicurare chi ci sta leggendo: è chiaro che l’olio d’oliva EVO italiano presenta elementi di qualità e sicurezza eccezionali, ma poiché la sua disponibilità è come si è visto limitata, i consumatori possono  egualmente acquistare tranquilli le loro bottiglie al supermercato, dato che TUTTI gli oli commercializzati devono presentare elevati standard di sicurezza, a prescindere da quella che è la loro originaria provenienza .

Anche in merito alle proprietà anti ossidanti dell’olio EVO, è forse opportuno  precisare che esse permangono solamente se l’olio è conservato al buio ed in luogo fresco…altrimenti svaniscono.

Intanto, come già è avvenuto per il vino, altri concorrenti come Australia, Cina e USA stanno iniziando ad impiantare uliveti con l’obbiettivo di arrivare a produrre presto anch’essi un olio di alta qualità: va da sé che per i Paesi mediterranei, il gioco delle esportazioni si farà sempre più duro…