Omega 3: l’elisir di lunga vita sul viale del tramonto

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Tutti i soldi spesi integratori di omega 3 sono stati inutili: un nuovo studio smentisce l’efficacia nel prevenire l’infarto. Diverse opinioni anche su latte,caffè,vino…

L’inutilità degli omega 3 adesso mette a rischio ogni forma di credibilità per le inchieste che ogni giorno ci spiegano cosa mangiare e cosa buttare via. Sembra che anche la salute subisca le mode del momento…

Negli ultimi anni, ogni pubblicità che si riferisse ad un prodotto ittico non mancava mai di evidenziarne le proprietà contro malattie cardiovascolari. Gli scaffali di farmacie e supermercati si sono riempiti di scatolette a base di quegli integratori Omega 3 divenuti, ormai, una sorta di riedizione del mitico “elisir di lunga vita” dei tempi andati.

Uno studio condotto dall’Istituto Internazionale Cochrane su 112.000 soggetti, viene a spiegarci che tutto quello che ci hanno fatto credere fino a ieri non era assolutamente vero o, comunque, indimostrabile: l’assumere integratori con Omega 3 (olio di pesce, EPA e DHA) non fornisce alcun beneficio alla nostra salute, né riduce il rischio di morte per qualsiasi tipo di malattia.

Smettiamo, almeno per un po’, di spendere soldi per pillole o barrette “salva cuore”…magari fino a quando il risultato di una prossima indagine, verrà a riferirci di un determinato villaggio della Norvegia in cui la gente vive fino a 300 anni, perché mangia salmone dal mattino alla sera…

C’è da restare piuttosto perplessi di fronte alle indicazioni di tutte queste ricerche che si susseguono, contraddittoriamente, l’una dopo l’altra…

Caffè sì, caffè no

Al centro di questo tourbillon di notizie è senza dubbio il caffè: sono emersi dati addirittura contrapposti in merito ad una presunta correlazione tra il consumo di caffè e l’aumentare della frazione LDL (colesterolo cattivo). Se alcuni studi ne hanno sostenuto l’attendibilità, altri ne hanno smontato – almeno in parte – la credibilità, segnalando come la crescita di colesterolo non sia da imputare tanto alla quantità di caffeina ingerita, quanto al metodo di preparazione della bevanda.

Infatti, solo in caso di bollitura (tipo il caffè alla turca) il prodotto parrebbe aumentare il colesterolo (dai 13 ai 19 milligrammi per decilitro), mentre, se assunto nella consistenza solubile (moka ed espresso bar), non influirebbe minimamente sul tasso di colesterolo ematico.
E ce ne sarebbe ancora da aggiungere su caffè e stomaco, caffè e fegato, caffè e dieta ecc..

Il latte

Latte e suoi derivati in qualche articolo sono alimenti ideali per adulti e bambini ed in altri sono accusati addirittura di favorire l’insorgenza del cancro.

Secondo il CRA NUT (Centro Ricerca per gli Alimenti e Nutrizione), in Italia il consumo medio di latte giornaliero (125 grammi pro capite) andrebbe portato anche a 250 o 375 grammi, poiché costituisce una fonte difficilmente sostituibile di calcio.
Per il Prof. Franco Berrino, dell’Istituto Nazionale Tumori, l’approccio al consumo del latte e dei suoi derivati deve essere, invece, molto più ponderato: anche se ricchi di aminoacidi ramificati,ottimi per la muscolatura, è anche vero che gli stessi sono considerati potenziali concause di alcuni tumori, come quello prostatico.

A tutto questo si aggiungono anche le raccomandazioni vegane di evitare l’assunzione di latte, formaggi e carni, che sono ispirate da motivazioni di carattere animalistico ed ecologistico, ma non propriamente scientifico.

Ecco che il consumatore medio non sa più a chi credere per avere un’alimentazione sana e corretta:
bombardato come è da messaggi scientifici, salutistici, ideologici o spesso anche da autentiche fake news, non può che sentirsi insicuro e disorientato, nel momento dedicato alla sua spesa.

Gli alcolici

Il vino fa buon sangue?Nessuno ci crede più da tempo, ma saranno proprio affidabili i risultati di uno studio neozelandese che ci allarma, spiegandoci che basta un bicchiere di vino al giorno per esporsi al rischio di ben 7 tipi di cancro (bocca, gola, laringe, fegato, esofago, colon e mammella)?

Come mai allora una ricerca realizzata a Coopenhagen nel 95, su 6.000 maschi e 7.000 femmine (nota universalmente come lo “ studio danese”), ha dimostrato che il rischio di morte precoce si abbassa tra i bevitori (moderati si intende!) di vino, rispetto agli astemi? E come mai questo punto a favore riguarda solo i bevitori di vino e non quelli di birra?

La ricchezza nei vini di polifenoli, dotati di forte azione anti ossidante (cioè della capacità di bloccare i radicali liberi nocivi) costituirebbe un’importante barriera nei confronti dei danni cardiovascolari.
Gli esperti spiegano,però, che bisognerebbe bere una piscina di vino per assumere polifenoli in quantità sufficienti a produrre qualche effetto positivo.

Come regolarci, dunque, nelle nostre scelte alimentari, senza timore di commettere errori irrimediabili?
Probabilmente cominciando ad intendere la nutrizione non come un decalogo di dogmi da osservare religiosamente, ma come un puzzle assai complesso che, per essere ultimato, necessita di svariati tasselli distinti, ma sempre compatibili ed integrabili tra di loro.