Grana Padano: il nuovo test a tutela della purezza

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Nuovo test pensato per il Grana Padano per contrastare le imitazioni vendute all’estero come originali.

Si chiama “analisi metabolomica”, il nuovo test pensato per il Grana Padano, nasce a Piacenza e consiste nel risalire ai foraggi utilizzati ed alla provenienza delle mucche.

E’ partendo dall’analisi di ciò di cui si è alimentata una mucca che un team dell’Università Cattolica di Piacenza è riuscito a definire un metodo capace di certificare il vero Grana Padano Dop, distinguendolo dalle varie imitazioni presenti sui mercati.

Stiamo parlando del prodotto Dop più consumato nel mondo, con circa due milioni di forme di Grana Padano esportate nel 2017 (su cinque milioni prodotte in totale) che devono spesso fare i conti con numerosissimi tentativi di imitazione.

La tecnica metabolomica  è una selezione sulla quale il team ha lavorato molto nell’ultimo triennio per individuare i composti presenti nel Grana Padano, andando alla ricerca della composizione del latte, della dieta dell’animale che lo ha prodotto e del pascolo in cui è sito l’allevamento di provenienza.

La traccia è, appunto, fornita dai metaboliti vegetali ingeriti dalle mucche: quelli italiani imposti dal disciplinare del Consorzio per la tutela del Grana Padano sono specifici e diversi da quelli utilizzati per altri tipi di produzioni. I ricercatori del team spiegano di aver selezionato tra le 800 e le 1000 molecole utili a riconoscere il vero Dop e, poiché il metodo di analisi può essere applicato su qualsiasi vegetale o animale che si nutra di vegetali, sempre a Piacenza sono già partiti nuovi studi su olio, nocciole e zafferano.

Presto verrà preso in considerazione anche il Parmigiano Reggiano

In quel caso sarà compito dei ricercatori evidenziare il formaggio derivato da latte di animali cresciuti in montagna e con fieno fresco, da quello proveniente da mucche allevate in pianura.

Da questa prima esperienza legata al Grana Padano si pongono, quindi, le basi per condurre ulteriori studi sull’autenticità di tutte le altre  produzioni lattiero- casearie, a tutto vantaggio della chiarezza di informazioni messe a disposizione del consumatore.

Stiamo parlando di iniziative scientifiche che, naturalmente, non possono che suscitare il più vivo apprezzamento da parte di Coldiretti, sempre impegnata ad esaltare la qualità dei nostri prodotti agroalimentari nel mondo.

In un futuro molto prossimo sarà, dunque, più facile per gli esportatori italiani fronteggiare la concorrenza ingannevole dei vari “parmesao” brasiliano, “Reggianito” argentino o “ parmesan perfect italiano” australiano.