Miele, clima e pesticidi

le api stanno scomparendo

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Salviamo il miele italiano

“Se le api scomparissero dalla terra, per l’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”.  A. Einstein

La produzione è a rischio

Il comparto italiano del miele è tanto unico quanto fragile e da anni gli apicoltori sono costretti a fronteggiare criticità costanti. Come quelle che hanno afflitto il 2019:

  • produzioni primaverili azzerate dal maltempo
  • raccolti di acacia inesistenti al nord
  • produzione di agrumi molto irregolari al sud
  • un’estate torrida che solo in parte ha permesso di salvare il salvabile
  • rincarano la dose i pesticidi.

I prezzi fluttuano

È per tutte queste ragioni che il miele ha registrato perdite significative anche in Gdo: -9% a volume e -7,2% a valore nel 2019, per un giro d’affari complessivo di 133,4 milioni di euro e oltre 14.000 tonnellate. I problemi collegati alle sistematiche oscillazioni produttive delle diverse annate e quindi alla difficoltà di garantire ai compratori un quantitativo di materia prima di qualità costante sono anche alla base delle fluttuazioni del prezzo finale a scaffale, che spesso ci coglie di sorpresa .

La biodiversità porta alla segmentazione

Di fronte a difficoltà evidenti, che hanno spinto varie associazioni a richiedere al Ministero delle Politiche Agricole lo stato di calamità per l’intero comparto apistico e per tutto il territorio nazionale i produttori del settore sono tutti d’accordo su un punto: la qualità del miele italiano è altissima, anche grazie a una biodiversità agricola senza eguali che permette di produrre blend e monoflora (circa 50 le varietà in totale) che all’estero neanche esistono. Proprio la valorizzazione delle varietà di prodotto è un trend che si riscontra nel mercato, come dimostrano alcuni lanci recenti.

L’importanza di comunicare bene

Per essere apprezzate appieno, le caratteristiche uniche e distintive del miele italiano vanno però portate a conoscenza del consumatore in modo adeguato e tutelate dai rischi di frodi e contraffazioni. Sul primo fronte, le aziende si stanno muovendo con informazioni sempre più dettagliate in etichetta e con interventi sui social per illustrare in maniera puntuale tutte le caratteristiche dei blend e dei monoflora, proponendo al tempo stesso nuove occasioni di consumo al di là del semplice utilizzo come dolcificante.

Ne consumiamo poco

Oltre a fare cultura di prodotto, l’obiettivo è alzare sensibilmente i consumi pro capite nel nostro paese, ancora decisamente lontani dal ‘benchmark’ Germania, che guida la classifica europea: 0,4 kg contro 1,5 kg.

Controlli al top

Sul fronte dei controlli, invece, l’Italia spicca sul resto del mondo per requisiti e garanzie di legge. Da molti anni, infatti, la legislazione nazionale obbliga le aziende italiane che confezionano il miele a indicare sempre in etichetta tutti i paesi di origine dei mieli che compongono le miscele. Ma è importante insistere su questa strada perché non dimentichiamo che il miele è il terzo prodotto più contraffatto nel mondo dopo il vino e l’olio